
Sono nato dal tuo grembo,
bagnato dalle tue lacrime,
immerso nel tuo stesso sangue.
Ho pianto arrivando in questa vita,
quel giorno io c’ero.
Gambe, mani, occhi, orecchie…
entrando in questo corpo
ho sentito un gran dolore.
La mia carne è stata plasmata
con tutto quello che di più antico possiedo.
Il mio corpo è il bottone,
il cuore della profondità di me stesso,
grazie a lui ora sono vivo.
Il “dolore” di chi non ha mai provato dolore
è quasi insopportabile da sentire.
Michele Guarnaccia